Ventiquattro scatti di Diego Camola e Dante Farricella che raccontano le attività svolte dal CSI di Modena all’interno della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia sono state esposte presso il Laboratorio Aperto di Modena, in occasione della giornata eSPORTiamo CULTURA: di venerdì 17 gennaio 2025
“Con la mostra fotografica abbiamo voluto raccontare, attraverso la forza delle immagini, quello che è un vero e proprio momento di ‘evasione’ per le persone che partecipano alle attività organizzate dal CSI di Modena” raccontano Dante e Diego; “Il potere dello sport è tanto grande da abbattere le mura del carcere, al punto che, appena si comincia a giocare a pallone, queste sembrano non esistere più e ci si sente su un qualsiasi campetto di quartiere. Questo è quello che abbiamo provato a comunicare con il nostro lavoro, l’enorme impatto che le attività sportive e ludiche possono avere sulla popolazione detenuta in termini di benessere fisico e psicologico”.
“La scelta di allestire una mostra fotografica che racconti le nostre attività all’interno del carcere nasce dalla volontà di comunicare all’esterno quello che da anni facciamo a favore della popolazione detenuta, in collaborazione con l’amministrazione penitenziaria e il Comune di Castelfranco Emilia”. ribadisce Emanuela Maria Carta, Presidente del CSI di Modena. “Il nostro obiettivo è quello di favorire percorsi di rieducazione attraverso lo sport, incoraggiando lo spirito di squadra, l’allentamento delle tensioni e il rispetto condiviso delle regole del gioco, unendo i partecipanti all’attività verso un obiettivo comune. La collaborazione e la relazione positiva aiutano a superare diversità e barriere culturali, sviluppano l’ascolto e la cura dell’altro, spronano alla tolleranza, all’aiuto reciproco e all’adattamento, valori fondamentali per l’integrazione sociale e il riscatto personale, dentro e fuori dal carcere”.
Qualunque persona può essere risocializzata, se viene inserita in una situazione appropriata, che miri al recupero e alla formazione, offrendo possibilità diverse a chi spesso è stato destinato solo alla criminalità dall’ambiente di provenienza. (GdR)
Praticare uno sport in carcere, porta a praticare sani stili di vita, all’allentamento delle tensioni legate alla reclusione, al veicolare al rispetto delle regole e del gioco di squadra, alla socializzazione e al movimento attraverso la pratica sportiva... In carcere ci si può disintossicare, se lo si vuole, non come fuori che vai al Sert, ma poi non sai come impiegare il tempo, perché sei troppo abituato a quello che facevi prima e ti vai a drogare. In carcere, se vuoi, ci puoi riuscire. Serve tempo, ma intanto ti tiri su, ti ricordi quando anni prima facevi sport ed eri pure in forma e allora - perché no? - si può ritornare in palestra. Un passo alla volta… All’inizio, che fatica, ma poi arrivano i risultati! (F.M.)