Ogni più battaglia
Atto unico per un partigiano e molteplici presenze femminili: allegoriche, passate, presenti.

Tentiamo il racconto di una vicenda che contiene in sé gli elementi del proprio giudicarsi:  non esercizio propriamente storico,  dunque, ma  innanzi tutto politico.
Consapevolmente erigiamo la metafora della Resistenza a misura di un atto etico, simbolo di una vita in cui ciò che è umano e ciò che è inumano sono estensioni via via date agli uomini stessi alle loro decisioni individuali o
collettive.
Volgiamo gli occhi a quello che l'evento simbolico della Resistenza può narrarci ancora: la vicenda di uomini che decidono liberamente di non sottrarsi alla gravita dell'arbitrio cui la Storia li sottopone.
Gridiamo a gran voce che il dissenso è ancora attuale, e che non vanno ascoltate le voci di chi ci sussurra: non preoccupatevene.
Il teatro è già atto di Resistenza: nelle sue immagini, nelle sue parole è già scelta di attrito, concettualità attualizzata, resa presente, viva e significante. Pretesa di essere partecipi, esplorazione di umane potenzialità, dove il gesto è sempre  presa   in   carico  di   responsabilità,   dove  la   comoda   etichetta  di situazione inumana, con le parole di Sartre, deve sempre essere rifiutata.

Regia di Alice Padovani e Federica Rocchi
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